Oltre ogni confine
La quinta edizione della Coppa del Mondo del Panettone si terrà a Milano il 7 e 8 novembre 2026. L’intervista all’ideatore Giuseppe Piffaretti mette in risalto le novità, cosa lo rende orgoglioso e i cambiamenti che riguardano i finalisti svizzeri.
Il conto alla rovescia è iniziato per la quinta edizione della Coppa del Mondo del Panettone (CMP), in programma negli spazi del Melià a Milano il 7 e 8 novembre 2026. Un appuntamento che, anno dopo anno, ha saputo conquistare una dimensione sempre più internazionale, portando al centro dell’attenzione il re dei lievitati e i suoi protagonisti. All’ideatore della CMP, Giuseppe Piffaretti, sono state rivolte alcune domande sulle novità di questa edizione, sui cambiamenti che coinvolgono i finalisti svizzeri e su ciò che, dopo cinque edizioni, continua a renderlo orgoglioso.
Qual è oggi la forza della Coppa del Mondo del Panettone?
Giuseppe Piffaretti: Senza voler esagerare, possiamo dire che la Coppa del Mondo del Panettone è diventata, a livello internazionale, il concorso più ambito per quanto riguarda il Panettone. Riceviamo sempre più richieste di partecipazione da nuove nazioni, e questo potrebbe portarci, in futuro, a dover creare delle preselezioni per il Sud e il Nord America, l’Europa e l’Asia, perché alla finale di Milano possono partecipare soltanto 24 candidati, sia per il Panettone tradizionale che per quello al cioccolato.
Ci sono stati dei cambiamenti tra i finalisti svizzeri. Come mai e chi sono?
Il cambiamento più importante riguarda Stefano Gobbi, che, per motivi di salute, ha dovuto rinunciare. Di conseguenza, il secondo classificato delle selezioni svizzere, Paolo Loraschi della Confiserie Al Porto di Tenero, sarà il rappresentante nella categoria Panettone tradizionale. Andrea Giacomini della Panetteria Poncini 1904 SA di Maggia e Roberto Gatti della Panetteria Artebianca Sagl di Lugano rappresenteranno invece il nostro Paese nella categoria Panettone al cioccolato.
La novità di quest’anno è stata l’introduzione di tre wild card. I migliori piazzati nelle varie selezioni sono stati inseriti in un’estrazione e la fortuna ha premiato Simona Carcano della DM Pasticceria Sagl di Losone. Avremo quindi due rappresentanti svizzeri anche nella categoria del Panettone tradizionale.
Quali sono le novità più importanti?
Le novità di quest’anno saranno soprattutto legate al programma. Si potrà assistere a diversi talk con la partecipazione di giornalisti, professori e pasticcieri, che affronteranno il mondo del Panettone a 360 gradi. Si parlerà di salute, di nuove tendenze e di Panettone vegano. Ci saranno inoltre numerose demo proposte dai maestri pasticcieri che faranno parte delle due giurie. Verrà riproposta anche la possibilità, per il pubblico, di assaggiare tutti i Panettoni dei partecipanti. Un’altra novità riguarderà il packaging: i finalisti presenteranno una scatola speciale creata da loro.
Cosa augura ai finalisti?
Auguro loro di sfruttare al massimo questo momento che stanno vivendo già prima di arrivare a Milano. Sicuramente, al termine del percorso, se si guarderanno indietro, si renderanno conto di quanti passi in avanti abbiano fatto. Ma la cosa più importante sarà riuscire ad allacciare nuove amicizie, che potranno durare nel tempo. È un’opportunità che non è concessa a molti.
Un viaggio partito dal Ticino e arrivato sulle tavole di tutto il mondo: come ha fatto a conquistare tutti il re dei lievitati?
Si tratta del prodotto più difficile e complesso in assoluto da preparare. Ultimamente, molti chef conosciuti vogliono cimentarsi anche con il Panettone. È un prodotto vivo e rappresenta una delle sfide più grandi che un professionista è chiamato ad affrontare.
Se dovesse descrivere la CMP con una sola parola, quale sceglierebbe e perché?
Magia. Perché, se sei un vero panettonista, devi sempre mettere in conto che oggi la magia potrebbe non riuscire. Quindi non è soltanto una questione di tecnica o di sapere, ma anche di fede.
Cosa la rende particolarmente orgoglioso?
Sono diverse le cose che mi rendono orgoglioso. Innanzitutto, il fatto che tutto sia partito dal Ticino. Poi, il fatto che persone che non sapevano nulla di Panettone, seguendo il mio metodo, siano arrivate a ottenere grandi risultati. Quando grandi chef internazionali con i quali ho collaborato, dopo aver sperimentato a distanza di un anno ti scrivono: «Grazie per quello che mi hai insegnato, adesso ho capito cos’è il Panettone», questa è per me la soddisfazione più grande. Significa che il mio lavoro non è stato inutile. Non da meno è la sensazione che provo quando ritorno nei Paesi che ho visitato e trovo in qualche vetrina dei lievitati che ho insegnato a realizzare. Ti dà una sorta di solletico in pancia e significa che molti hanno capito che, come dico da molti anni: il Panettone non è una ricetta, ma uno stile di vita.
Intervista:
Sandra Fogato
Diciotto Paesi, un’unica sfida
Saranno diciotto i Paesi rappresentati nella finale mondiale della Coppa del Mondo del Panettone, a testimonianza della crescente diffusione del Panettone oltre i confini nazionali. Debuttano quest’anno Taiwan, Ecuador, Messico, Singapore, Malesia, Thailandia, Germania e Paesi Bassi, mentre rinnovano la loro partecipazione, oltre all’Italia, Svizzera, Spagna, Portogallo e Francia. Dall’altra parte del mondo arriveranno inoltre i finalisti di Giappone, Brasile, Perù, Stati Uniti e Australia.
Questa intervista è stata scritta per Panissimo, la rivista settoriale dell’Associazione svizzera mastri panettieri-confettieri (PCS).




